Report eliminazione target #2
Sono solo i soliti sospetti. Ma alle volte, come in quel gran bel film, sono i sospetti sbagliati. Perchè quella della spia è sopratutto una doppia vita. Piena di maschere e di doppiogiochismi, di un giocare le proprie carte sul filo sottlissimo del rasoio. Nel suo bellissimo racconto NetKiller descrive la vicenda che lo lega alla sua preda: dai sogni che lo ossessionano prima di recarsi al lavoro, dall’alleanza stretta con il suo collega/capo di ufficio - anche lui una spia arruolata da Spystory con il proprio obiettivo - dal lungo appostamento assieme, durato una notte, tentando di aiutarsi a vicenda - i colleghi/agenti segreti - per eliminare le loro prede. Un nuovo sodalizio nato dalla passione per Spystory. Fino all’incredibile colpo di scena finale, degno del miglior film Noir. Come dire: la beffa più grande che il tuo predatore abbia mai fatto è stato far credere al mondo che lui non esiste. E come niente… sparisce.
No! La sveglia! No! I due minuti più veloci della mia vita. Come ogni mattina sono quasi impiccato tra le lenzuola, quando decido che mi servono ancora due minuti. Un minuto per finire il paio di sogni che mi sono stati stramaledettamente interrotti ed un minuto per riprendermi dalle quattro ore di sonno. Il tempo passa .. i miei sogni! Morto!Morto! Finito male in tutti e due … ed ora alzati! Lo sapevi già cazzo! Perchè ogni mattina perdi un minuto per finirli quando l’unica differenza che contraddistingue l’epilogo dei tuoi sogni sta solamente nell’arma con la quale sei stato ammazzato? Ed ora alzati! Renditi presentabile, indossa la maschera e non dimenticarti i vestiti, vola in ufficio! Ci sono, sono qui. Con un paio di caffè ed altrettante sigarette torno nel mondo dei vivibili. Scrivania, computer .. ma il mio sguardo si alza e subito mi ricordo che ho un obiettivo. Devo farlo fuori! Ho appeso lì sul muro di fronte alla mia postazione un identikit con un indirizzo di casa, un luogo di lavoro e soprattutto una foto. Il mio dirimpettaio di scrivania è nella stessa avventura, nella stessa situazione, abbiamo deciso quasi per scherzo insieme di provare l’ebbrezza di uccidere. Anche lui ha il suo target, anche lui sa che noi non ci possiamo affezionare a nessuno, perché domani potremmo essere proprio noi a dover eliminare quel qualcuno. Per la verità tra noi ci sono un paio di differenze o forse più, lui in ufficio è semplicemente il mio capo, ed al contrario di me lui non ha ancora mai premuto il grilletto; probabilmente sarà per quello che i suoi risvegli non sono da già morto. Siamo comunque d’accordo! Finito il lavoro normale, quello sporco lo svolgeremo insieme. Io assisterò all’uccisione della sua vittima prima e lui all’ eliminazione della mia dopo. La tensione è evidente, ma solamente noi riusciamo a scorgerla, solamente le spie possono sopravvivere inspirando la loro ansia ed espirando la loro quiete. Ore 18. E’ il momento! Lui da un ultimo sguardo ai dettagli e al volto della sua vittima, prende l’identikit e se lo porta appresso uscendo dall’ufficio: gli spetta un certo G.C. Io non guardo nemmeno, so quello che devo fare e soprattutto so che se voglio morire anche domani mattina oggi necessariamente devo rimanere in vita. Due macchine separate verso l’abitazione della sua preda. Faccio un paio di telefonate per salutare le persone più care e siamo già lì. Parcheggio altrove, la prima vittima è la sua e non voglio interferire in modo alcuno. Con naturalezza entro nella sua macchina appostata con visuale verso il cancello d’ingresso. Inizia l’attesa. Le sigarette svaniscono velocemente, il caldo si inizia a fare sentire e l’attesa rende sempre più nervosa l’atmosfera. G.C. non si vede. Siamo entrambi a fissare le foto delle nostre due vittime, non abbiamo più molto tempo, anche io devo eliminare il mio target … Prendo i due identikit e decido che è arrivato il momento, il momento di focalizzare il soggetto e non pensare a nulla se non al nulla che la stessa preda a breve sarebbe diventata. Prendo l’identikit della vittima del mio capo … rivolgo la foto verso di lui e tenendolo a distanza debita dal mio corpo gli faccio esplodere due colpi al centro della fronte. Io so che il mio capo ha una buona mira, nonostante il caldo e la tensione il povero G.C. cartaceo risulta perfettamente sfigurato a dovere, se fosse stato di carne ed ossa non avrebbe avuto scampo. Ora tocca a me. Gli pongo già girato verso di me l’identikit della mia vittima. Gli chiedo gentilmente in prestito l’arma, la mia era rimasta non troppo casualmente in macchina per non destare sospetti … Miro, ed esplodo il primo colpo sull’identikit, ed altri due al corpo del mio capo che cade a terra senza scampo. Che brutto lasciare tutto così, tenendo in mano la propria foto, non rendendosi conto che l’identikit della vittima che avevo appeso in ufficio era falso, come falsi erano tutti i pretesti che mi avevano permesso di organizzare la sua morte, in quel posto, a quell’ora, con la sua arma e con una foto, sostituita appena prima, in mano. Anche lui lo sapeva, noi non ci possiamo mai affezionare a nessuno … -2 …
Scendiamo dalla macchina.
